esperienze terapeutiche iniziali

Le risposte alle domande più frequenti degli psicoterapeuti sulle prime esperienze di psicoterapia sul corpo psichico.

Come inserisco il corpo psichico in psicoterapia?

Esistono molti modi per iniziare a parlare di corpo psichico in analisi o in psicoterapia. A partire ovviamente dalle esigenze terapeutiche specifiche sulla necessità di analizzare le dinamiche corporee, può essere utile per:

A) portare un paziente eccessivamente centrato sul mondo esterno a concentrarsi sul mondo interno, e in particolare sul corpo e sulla sensorialità corporea
B) portare un paziente con difficoltà di concentrazione, poiché distratto da una funzione dominante di pensiero eccessivamente pervasiva, a utilizzare altri tipi di concentrazione (come per esempio la concentrazione passiva)
C) portare un paziente con una eccessiva modalità di controllo volontario razionale verso una modalità basata sull’autocontrollo
D) portare l’attenzione del paziente su una maggiore definizione dei confini corporei, fondamentale soprattutto nell’impostare una psicoterapia con soggetti psicotici e borderline o con disturbi somatoformi.

Perché molti pazienti hanno fretta di concludere l’esercizio di training autogeno?

Frequentemente durante l’esercizio della pesantezza emergono spontaneamente immagini della fretta di concludere l’esercizio (per esempio “sento un’impellenza a concludere l’esercizio”, ‘sento fretta”) o immagini di incombenze o scadenze quotidiane che spingono il paziente a interrompere l’esercizio. L’esercizio della pesantezza può quindi suscitare angoscia impaziente e nervosismo in quanto, costellando l’archetipo della Pesantezza, quest’ultimo può spingere il soggetto a divenire consapevole dello scorrere ineluttabile del tempo, a diventare cosciente di quanto spesso nega l’esistenza della morte alla fine della vita, morte che è lì ad avvertire continuamente che il tempo necessario per la propria individuazione non è illimitato.

Perché alcuni pazienti non sentono niente durante l’esecuzione dell’esercizio autogeno?

Alcuni pazienti riferiscono di non sentire niente durante l’esercizio di training autogeno, situazione che viene vista come demotivante e spesso conduce queste persone a interrompere l’allenamento. In ambito psicoterapeutico o analitico sentire niente o nulla o il vuoto è in realtà tutt’altro che in ambito educativo. In un bellissimo saggio, che consigliamo agli psicoterapeuti, dal titolo Estetica del vuoto ed edito da Marsilio, Giangiorgio Pasqualotto va alle radici dell’esperienza del vuoto e del nulla per comprendere, non solo attraverso riflessioni teoriche ma anche attraverso esperienze meditative, che cosa è il vuoto. Quando emerge il vuoto dal profondo del paziente, questo vissuto ha ovviamente un senso, che suscita nel cuore e nel corpo del paziente e del terapeuta, il bisogno di una ricerca per comprenderne il senso.

Perché il training autogeno provoca molti pensieri distraenti?

Durante l’esercizio si manifestano tra i tanti vissuti anche i cosiddetti pensieri distraenti. Sono così chiamati perché distraggono dal compito primario, e cioè l’immaginare le formule dell’esercizio, ma in realtà non sono secondarie al compito primario. Si tratta infatti in genere di immagini della vita di tutti i giorni, dalle cose lavorative da fare fino alle più semplici faccende domestiche da eseguire. Quando compaiono in stato autogeno la domanda che il paziente deve farsi è sempre la stessa: quale è il senso di questi pensieri, o detto in altro modo, che cosa vuole ottenere l’inconscio somatico per il paziente con queste immagini di pensieri? La risposta emerge non necessariamente subito, ma va gestita in seduta elaborando i vissuti del paziente.

Se siamo invece in ambito educativo si tratta di scariche autogene, e cioè di materiale disturbante che si sta scaricando, per cui bisogna lasciar libero il corpo di poterlo scaricare.

Chi siamo

L’équipe del Centro Teikam è composta da formatori di lunga esperienza clinica ed espressività editoriale, garanzia dell’elevato livello qualitativo della formazione. Attraverso l’incontro con colleghi esperti sarà possibile per psicologi e psicoterapeuti aumentare le proprie conoscenze nel settore analitico, immaginativo, archetipico, simbolico e corporeo in modo efficace e costruttivo.


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